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3 Settembre 2020

DOROTHEA LANGE: QUELLO CHE MI HA INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

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Pochi giorni fa ho ricevuto da Amazon un libro intitolato “Dorothea Lange: 500 FSA Photographs”, una raccolta di 500 fotografie che la Lange scattò tra il 1937 e il 1939.

Ho sempre amato il lavoro della Lange, soprattutto per gli scatti che hanno documentato la Grande Depressione del 1929 negli Stati Uniti. Dopotutto Dorothea Lange è stata una delle fotografe più influenti del XX° Secolo. Fotografa documentarista di impareggiabile vigore e capacità, è autrice di immagini iconiche come “Migrant Mother” e “White Angel Breadline”.

Lavorando in contesti urbani e rurali in tutta l’America, la Lange ha puntato il suo obiettivo sulla sofferenza umana per creare dei ritratti compassionevoli di persone e luoghi nella speranza di un futuro migliore.

Pensa che le sue foto più famose me le fece vedere per la prima volta la mia amata nonnina paterna che mi obbligò a studiarne la composizione perché, diceva lei, aguzza la creatività e l’ingegno.

In questo articolo ho voluto elencare 2 lezioni che mi ha insegnato la Lange sulla composizione fotografica e sulla Street Photography. Prima, però, ti suggerisco di leggere la sua biografia e di conoscere le sue principali opere.

Ovviamente, troverai tutto su questo post!

Sei pronto? Aspetta però, prima di cominciare ti chiedo un piccolo favore. Un click qui sotto significa molto per me.

In più, rimarrai aggiornato su tutti i miei articoli! 😉

Si parte!

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DOROTHEA LANGE: QUELLO CHE MI HA
INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

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1) LA VITA E LE OPERE

Dorothea Lange è stata una delle migliori fotografe documentariste statunitensi di tutti i tempi.

Il suo nome alla nascita era Dorothea Margaretta Nutzhorn, ma decise di farsi chiamare Dorothea Lange, prendendo il cognome della madre. Suo padre, Heinrich Nutzhorn, era un avvocato mentre sua madre, Johanna, rimase a casa per crescere Dorothea e suo fratello Martin.

All’età di 7 anni Dorothea contrasse la poliomielite, che le lasciò la gamba e il piede destro notevolmente indeboliti. In seguito, però, si sarebbe sentita quasi riconoscente per gli effetti che la malattia aveva avuto sulla sua vita.

“È la cosa più importante che mi è mai successa, e mi ha formato, guidato, istruito, aiutato e umiliato”, disse.

Poco prima che Lange raggiungesse l’adolescenza, i suoi genitori divorziarono. Dorothea iniziò a incolpare della separazione suo padre e alla fine lasciò cadere il suo cognome e prese il nome da nubile di sua madre, Lange, come il suo.

La Lange studiò fotografia alla Columbia University di New York City ed ebbe come insegnante un certo Clarence H. White, un noto membro del gruppo di Street Photography denominato Photo-Secession.

Nel 1918 decise di fare il giro del mondo guadagnando tramite la vendita delle sue fotografie. I soldi però finirono quando arrivò a San Francisco, così si stabilì lì ottenendo un lavoro presso un famoso studio fotografico.

Durante la Grande Depressione, la Lange iniziò a fotografare i disoccupati che vagavano per le strade di San Francisco.

Immagini come White Angel Breadline (qui sotto) del 1932, che mostrava la condizione disperata di questi uomini, fu esposta pubblicamente e ricevette un riconoscimento immediato sia dal pubblico che da altri fotografi, in particolare quelli del Gruppo f.64.

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Queste fotografie furono pubblicizzate anche dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti che sperava, tramite le potenti immagini della Lange, di portare all’attenzione del pubblico le condizioni disperate dei poveri che provenivano dalle campagne.

Le sue fotografie dei lavoratori migranti, con i quali visse per un certo periodo, erano spesso presentate con delle didascalie delle parole pronunciate dai lavoratori stessi.

La prima mostra fotografica della Lange si tenne nel 1934, e da allora in poi la sua reputazione crebbe a dismisura. Nel 1939 pubblicò una raccolta delle sue fotografie nel libro An American Exodus: a record of Human Erosion.

Nel 1941 ricevette una borsa di studio Guggenheim mentre l’anno successivo lavorò al progetto fotografico che vide l’internamento di 110000 giapponesi americani in appositi campi chiamati “campi di reinsediamento del periodo di guerra”. 

Dopo la seconda guerra mondiale la Lange creò una serie di saggi fotografici tra cui il Mormon Villages e The Irish Countryman, realizzati entrambi per la rivista Life.

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Durante gli anni ’50 la Lange lavorò assiduamente con Edward Steichen (un fotografo e pittore lussemburghese naturalizzato statunitense) su The Family of Man, una mostra fotografica organizzata dal Museum of Modern Art (MoMA) di New York nel 1955.

Nei successivi 10 anni la Lange viaggiò per tutto il mondo documentando fotograficamente i Paesi dell’Asia Meridionale, il Medio Oriente e il Sud America.

Infine, nell’anno precedente alla sua morte avvenuta nel 1965, la Lange trascorse gran parte del suo tempo lavorando ad una mostra che si sarebbe tenuta al MoMA l’anno successivo.

Purtroppo, però, morì di cancro poco prima dell’apertura della retrospettiva.

Le opere principali:

2) LA SUA OPERA PIÙ FAMOSA: “MIGRANT MOTHER”

Una delle immagini più famose della Lange si intitola “Migrant Mother” e fu scattata ad una donna che rispondeva al nome di Florence Owens Thompson, durante la Grande Depressione.

Durante quel periodo la Lange stava lavorando al programma Farm Security Administration degli Stati Uniti, sviluppato dal governo per sensibilizzare e fornire aiuti agli agricoltori impoveriti.

La Lange conobbe la donna e i suoi 4 figli in un campo di raccolta di piselli.

Ricordando il suo incontro con la Thompson anni dopo disse: “Appena vidi quella donna e quei bambini affamati, mi avvicinai. Obiettivamente non ricordo come le spiegai la mia presenza e la mia macchina fotografica, ma ricordo che lei non fece nessun tipo di obiezione. Ho scattato cinque foto, avvicinandomi sempre di più nella sua stessa direzione. La donna e i suoi 4 figli vivevano di verdure congelate e di uccelli selvatici catturati dai bambini. Quell’inverno, purtroppo, il raccolto di piselli si era congelato: non c’era più cibo. Non potevano più andare avanti perché avevano anche venduto le gomme della macchina per comprare del cibo”.

La sua storia, tuttavia, fu contestata dalla stessa Thompson negli anni ’70 che affermò che la Lange l’aveva confusa per una altro contadino e che la storia che aveva raccontato era stata un po’ edulcorata per farne un racconto più passionale.

Questi di seguito sono i cinque scatti che hanno reso famosa la Lange ma anche Florence:

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Nella prima foto a sinistra si vede Viola, di 14 anni, seduta sulla sedia davanti alla tenda, mentre all’interno ci sono Ruby, di cinque anni, Katherine di quattro e Florence di 32 con in braccio l’ultimo nato; nella seconda fotografia, invece, Ruby osserva Dorothea durante lo scatto fotografico, Florence allatta mentre Viola è seduta sulla sedia rivolta di profilo verso la madre; nella terza, quarta e quinta foto, infine, Florence si mette ad allattare l’ultimogenito.

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La cosa più affascinante di questo progetto è che dopo la pubblicazione della foto, l’amministrazione Roosevelt inviò circa 9 quintali di cibo a quell’insediamento.

Detto questo, vediamo due lezioni che la Lange mi ha insegnato…

1) FOTOGRAFA LE PERSONE

Durante un viaggio nel New Mexico la Lange ebbe una strana visione.

La stessa fotografa racconta di quella notte: “durante un temporale ebbi una folgorazione. Era come se la natura mi dicesse con tutta la sua forza che dovevo cambiare il mio modo di vedere le cose. In quel preciso istante capii che dovevo iniziare a fotografare le persone”.

Qualsiasi tipo di persona, però!

Quelle che l’avrebbero pagata, quindi le foto su commissione, ma anche quelle che non l’avrebbero pagata, quindi le persone che camminavano in giro per la strada.

Non dimentichiamoci, infatti, che siamo agli inizi degli anni ’30 e il concetto di street photography ancora non esiste.

Ed è proprio la Lange una delle prime fotografe a cominciare a scattare fotografie agli estranei.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando dobbiamo però dividere l’argomento in due categorie: le persone che non sanno di essere fotografate e le persone che invece sanno di essere fotografate.

Per entrambe ci sono dei vantaggi e degli svantaggi, quindi esaminiamoli da più vicino.




A) FOTOGRAFARE LE PERSONE CHE NON SANNO DI ESSERE FOTOGRAFATE

Fotografare degli sconosciuti senza che loro lo sappiano non è facile. La cosa grandiosa è che in questo modo lo scatto sembrerà molto più naturale. Lo svantaggio però è che, molto probabilmente, dovrai scattare la foto da molto lontano o in modo clandestino.

Il primo approccio è quello di utilizzare la “tecnica dello sconosciuto”:

  • Se scatti da molto lontano cerca di chiudere il più possibile il diaframma. Un f.16 andrebbe molto bene. In questo modo ti assicurerai che la foto sarà perfettamente a fuoco
  • Imposta gli ISO a 1000 o anche di più. Questo serve per contrastare l’apertura del diaframma, in modo da mantenere la velocità dell’otturatore alta. Personalmente, per le mie foto, imposto sempre gli ISO a 1250/2000
  • Imposta la messa a fuoco manuale su una distanza fissa che va tra i 5 e i 10 metri
  • Cammina verso i luoghi di interesse fotografico. Quando vedi una scena interessante, gira la fotocamera verso di essa e scatta come se non ci fosse un domani

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Un altro approccio prevede quello di utilizzare un obiettivo con una lunghezza focale maggiore. In questo caso, però, stai contando sul fatto che lo sconosciuto non ti veda, perché sei un po’ distante.

Il problema nasce dal fatto che se utilizzi un obiettivo di grandi dimensioni, ben presto attirerai l’attenzione. Questo significa che dovrai essere molto veloce nello scattare la foto.

E se venissi notato?

In questo caso potrebbero accadere due cose: o la persona fa finta di niente e prosegue con quello che stava facendo, oppure potresti trovarti di fronte ad un confronto.

In questo caso la cosa migliore da fare è quella di essere educato, spiegare cosa stavi facendo e andartene il più rapidamente possibile.

Un ultimo approccio è quello di tentare di mimetizzarsi con l’ambiente. L’obiettivo che devi utilizzare dipende da te e da quanto sei vicino al soggetto che vuoi fotografare.

Un ottimo esempio è quello che accade sulla metropolitana.

Sei seduto al tuo posto e davanti a te hai una bellissima ragazza che vuoi assolutamente fotografare. Ricordi di avere la fotocamera nello zaino. Lentamente lo prendi, lo apri, tiri fuori la macchina fotografica ed inizi a giocarci. Guardi le foto, pulisci l’obiettivo, controlli che tutti i pulsanti funzionino.

Poi, ad un tratto l’accendi e scatti.

Scatti alcune foto, quindi torni a controllare l’obiettivo, quindi ne scatti altre. Molto probabilmente nessuno presterà attenzione a quello che stai facendo perché ormai si sono abituati a vederti con la fotocamera in mano.

Ora una nota di cautela perché ovviamente ci sono alcune conseguenze legali nel fotografare gli sconosciuti. Ad oggi, in alcuni Paesi del mondo, è illegale fotografare gli estranei in un luogo pubblico. In Francia, ad esempio, dove è iniziata l’arte della street photography, potresti finire nei guai se fotografi qualcuno senza il suo consenso.

Ovviamente, se ti avvicini al soggetto e ottieni il permesso di scattare la foto, non avrai nessun tipo di problema.

Ecco una pagina dove potrai vedere quali sono i Paesi dove non è permesso scattare fotografie agli estranei.

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B) FOTOGRAFARE LE PERSONE CHE SANNO DI ESSERE FOTOGRAFATE

Consentire al soggetto della tua foto di sapere che lo stai per fotografare significa chiedergli il permesso. E per ottenerlo dovrai costruire un rapporto di fiducia con lui. Digli come ti chiami, quanti anni hai, da quale città provieni e magari, se siete in un locale al chiuso, offrigli qualcosa da bere.

Quando avrai instaurato un rapporto, domandagli se puoi fargli una foto!

Difficilmente ti dirà di no 😉

Per divertirmi, nelle righe che seguono scoprirai anche come si chiede il permesso di fare una fotografia in alcune lingue straniere.

Enjoy°

  • Cinese: Qǐngwèn, kěyǐ pāi nǐ de zhàopiàn ma?
  • Ceco: Můžu si vás vyfotit?
  • Francese: Puis-je prendre une photo / Est-ce que je peux vous prendre en photo?
  • Giapponese: Shashin totte mo ī desu ka?
  • Greco: Boró na travíxo tin eikóna sou?
  • Norvegese: Kan jeg ta bildet ditt?
  • Polacco: Czy moge zrobic Ci zdjecie?
  • Portoghese: Posso tirar uma foto sua?
  • Russo: Mozhno li vas sfotografirofat
  • Spagnolo: ¿Disculpe, puedo hacerle una foto?
  • Thai: C̄hạn s̄āmārt̄h t̄h̀āyrūp khuṇ dị̂ h̄ịm
  • Tedesco: Mag ik een foto van je nemen?
  • Ungaro: Lefotózhatlak?

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2) IMPARA A “VEDERE” LE COSE

Affermava la Lange: “La macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone come vedere le cose senza la macchina”. La fotografia è un’arte visiva, lo so, ma prima di estrarre la fotocamera dalla nostra borsa, è buona norma imparare a vedere le cose.

Man mano che impareremo a guardare, infatti, riusciremo a costruire una visione e uno stile che lentamente andremo a rivisitare, ogni qualvolta ci ritroveremo davanti a quella identica scena.

Ma come si fa ad imparare a vedere le cose?

Beh, questa è una domanda da un milione di dollari. Io ricordo sempre che il primo esercizio per imparare ad osservare le cose, me lo insegnò mia nonna. Lo spiego molto bene in questo articolo, ma se vuoi, te lo ricordo.

Quand’ero piccolo passavo molto del mio tempo a casa della mia nonna paterna.

Si chiamava Maria, Nonna Maria.

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Un giorno Nonna Maria mi fece un regalo che non dimenticherò mai: una bellissima Yashica Fx-3 Super, corredata da un potentissimo obiettivo 50 mm, f 1.9.

Mi diceva: – Lo vedi quel buchino? – 

– No, nonna. Quale? – rispondevo io.

– Quello vicino all’armadio… Credo che ci viva un topino – diceva sorridendomi. – Ora prendi la macchina fotografica che ti ho regalato e vai in cerca di tutti i buchini della casa. Mi raccomando però. Non cercarli da un’altra parte. Qui, a casa di nonna! Costringi la tua mente a cercare nuove prospettive in ciò che già conosci – .

Questo processo di lettura mi ha costretto a rallentare e ad osservare per bene ogni millimetro delle mura di quella casa. Ancora oggi, una quarantina di anni dopo, mi trovo a scrutare ogni oggetto, prima di scattare una foto.

Se non credi che questo esercizio ti aiuterà a sviluppare la tua acutezza visiva, prova a fare questo esercizio: leggi la prima riga di ogni paragrafo di questo articolo.

Noti come i tuoi occhi saltano di parola in parola rispetto a ciò che la tua mente sta assorbendo?

Ora leggi le stesse righe da destra a sinistra. Scommetto che stai persino ruotando la testa mentre studi ogni singola parola.

Ora metti in pratica questa abilità. Quando sei in giro con il tuo cane o magari mentre stai facendo una passeggiata, inizia a scansionare gli oggetti che ti stanno attorno. Prima da destra a sinistra e poi da sinistra a destra.

Obbliga il tuo cervello a guardare attentamente in modo che, quando diventerà un processo intuitivo, vedrai più oggetti e persone di quanto tu abbia mai immaginato.

E ricorda che solo se riuscirai a vedere quegli oggetti e quelle persone, potrai scattare una foto. 😉

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Bene, siamo giunti al termine di questo articolo.

Spero davvero che ti sia piaciuto perché ci ho inserito tutto quello che su sulla Lange.

Non so a te, ma a me la sua fotografia piace molto. Mi piace come riesce a cogliere l’attimo, la passione che ci mette nel documentare le cose, il suo bianco e nero senza fronzoli.

Mi piace perché anche lei, come tutti i miei fotografi preferiti, mi ha insegnato qualcosa sulla fotografia.

E oggi la ringrazio!


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