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15 Maggio 2022

DAIDO MORIYAMA: QUELLO CHE MI HA INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

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Ricordo ancora la prima volta che mi sono imbattuto nel lavoro di Daido Moriyama. Ero in un ristorante giapponese a San Francisco, e stavo lì per frequentare una scuola per startup che mi avrebbe aiutato ad avviare la mia prima azienda online, Madre in Italy.

Ero seduto al tavolino a gustare un buonissimo piatto di sushi, quando improvvisamente vicino a me si sedettero due uomini anziani con in mano un enorme volume di fotografie.

– Che buffo – pensai. – Che ci fanno questi due uomini vicino a me? –

Improvvisamente l’uomo alla mia destra aprì il libro e con la coda dell’occhio cercai di capire cosa stessero leggendo. Il libro era pieno di fotografie in bianco e nero enormi, sgranate e contrastate. Più l’uomo sfogliava il libro, più il mio volto si girava verso di loro.

Ad un tratto, l’uomo si voltò e mi disse: – Are you a photographer? – Oh no – gli risposi.  – Sono un filmmaker, ma amo la fotografia più di me stesso –

– Oh good – disse sorridendo. – Do you know Daido Moriyama? –

Quando presi il libro in mano per la prima volta semplicemente non lo capii. I suoi scatti assomigliavano ad un mucchio di fotografie istantanee, anche un po’ noiose. La maggior parte delle immagini non le trovavo molto interessanti, anche se amavo il bianco e nero che riusciva a dare.

Sono passati 7 anni da quel giorno e devo ammettere che oggi Daido Moriyama è uno dei miei fotografi preferiti. Ovviamente continuo a pensare che non sia il migliore fotografo di strada del mondo, ma le sue immagini mi incuriosiscono e mi fanno stare bene.

In questo articolo ho voluto scrivere tutto quello che so su Daido e sugli insegnamenti che mi ha trasmesso tramite la sua fotografia e la sua vita. Quindi, senza ulteriori spiegazioni, ecco alcune lezioni che Moriyama mi ha insegnato sulla fotografia.


I grandi fotografi:


DAIDO MORIYAMA: QUELLO CHE MI HA
INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

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1) LA VITA E LE OPERE

Daido (Hiromichi) Moriyama nasce nel 1938 nella provincia di Osaka, dove studia fotografia presso lo studio di Takeji Iwamiya. Nel 1961 si trasferisce a Tokyo e qui collabora per un breve periodo con il gruppo denominato VIVO, i cui membri includevano Shomei Tomatsu.

Nello stesso anno inizia a lavorare come assistente fotografo per il regista Eikoh Hosoe.

In questo periodo produce una raccolta di fotografie intitolata “Nippon gekijō shashinchō” (Japan, A photo theater) che racchiude i lati più oscuri della vita urbana della capitale giapponese.

In questa raccolta Moriyama tenta di mostrare al pubblico come la vita in alcune aree urbane della città fosse molto diversa rispetto ad altre parti invece molto più industrializzate.

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Nel 1968 collabora alla creazione di Provoke, una rivista fotografica fondata da alcuni fotografi e poeti giapponesi, tra cui Takahiko Okada, Takuma Nakahira e Koji Taki.

Sebbene la rivista sia durata per sole tre edizioni, la sua estetica satura, anti accademica e sperimentale divenne molto influente per le future generazioni di fotografi giapponesi.

Conosciuto con il nome di “are-bure-boke” (sgranato, sfocato), lo stile del gruppo Provoke è principalmente associato all’opera di Moriyama. Questo periodo sfocia nella pubblicazione del libro “Farewell Photography” del 1972. Non è esagerato affermare che questa serie di scatti ha avuto un impatto così enorme da cambiare il mondo della fotografia.

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Divenuto famoso, Moriyama inizia a viaggiare e a scattare fotografie fuori dal Giappone, visitando per la prima volta New York nel 1971. Qui partecipa come figura centrale alla mostra collettiva denominata “New Japanese Photography” al Museum of Modern Art (MoMA).

Gli anni ’70 coincidono anche con il passaggio di Moriyama dal bianco e nero al colore.

Nel 1983 tiene una mostra collettiva intitolata “Contemporary 6 Photographers by Polaroid 10 x 24″ al Seibu Art Museum di Tokyo, mentre l’anno successivo un esposizione lo porta nei musei più importanti del mondo: il Black Sun, il The Eyes of Four, la Serpentine Gallery, il Museo d’Arte di Filadelfia e il Japan House Gallery di New York.

Nel 1987 apre la sua galleria privata, la “Room.801” dove continua a produrre mostre, esibizioni, e raccolte fotografiche. Il suo portfolio si ferma al 2017 come data più recente di una sua opera, “Pretty Woman”.

Artista altamente prolifico, Moriyama ha pubblicato oltre 150 libri fotografici e ha tenuto più di 100 mostre personali dal 1968 ad oggi.

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2) LA SUA OPERA PIÙ FAMOSA: “STRAY DOG”

“Ho scattato questa fotografia quando sono andato a Misawa, ad Aomori, per lavorare per una rivista di macchine fotografiche. Sono uscito dall’hotel la mattina per uscire per un servizio fotografico e il cane era proprio lì. Così ho subito fatto diverse foto.”

Una delle immagini più famose di Moriyama è sicuramente “Stray Dog”, del 1971, che rappresenta un cane randagio che fissa negli occhi il fotografo. A mio avviso ci sono diverse cose che rendono quest’immagine così riuscita.

Innanzitutto la struttura, perfettamente bilanciata e piuttosto rigida. Mi ricorda molto il simbolo yin-yang, con la sua forma ad incastro all’interno di un cerchio. In quanto astratta, l’immagine funziona, indipendentemente da cosa sia effettivamente un’immagine.

È un haiku visivo, semplice, elegante, poetico, che implica un momento transitorio, in equilibrio tra qualcosa che è appena passato e ciò che sta per accadere.

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Moriyama ha stampato diverse varianti di questa immagine.

In alcune, il cane è rivolto verso sinistra mentre in altre verso destra. Poiché la scrittura giapponese viene generalmente letta da destra a sinistra, il cane che guarda a destra sta osservando il passato, mentre quello che guarda a sinistra osserva il futuro, che è ancora tutto da scrivere.

“Mi sono reso conto più tardi in camera oscura quando ho stampato l’immagine di quanto sia sorprendente l’espressione del cane. Le istantanee riguardano un momento istantaneo e questo cane è diventato immediatamente una parte di me. Sono davvero onorato di essere stato paragonato a quel cane”.

Un’altra cosa che amo di questa foto è l’espressione del cane. Lo scatto è stato catturato nello stesso identico momento in cui il cane guarda negli occhi il fotografo. Non è aggressivo né minaccioso, anche se incute rispetto.

Il cane è vecchio, il pelo arruffato, ma è comunque un bell’animale che incute rispetto e dignità. Accetta lo sguardo dello spettatore, ma non c’è alcun senso di sottomissione.


Le opere principali:


Detto questo, vediamo tre lezioni che Moriyama mi ha insegnato sulla fotografia…

1) SCATTA E BASTA

L’estetica di Moriyama e il suo metodo di scattare delle istantanee veloci senza guardare attraverso il mirino, sono due tratti distintivi del suo lavoro. Le sue fotografie sperimentano luci, ombre e astrazione pur consentendo la casualità.

“Le mie foto sono spesso sfocate, ruvide, striate, deformate, ecc. Ma se ci pensi, un normale essere umano in un giorno percepirà un numero infinito di immagini, e alcune di esse sono focalizzate, altre si vedono a malapena con la coda dell’occhio.”

Gli scatti di Moriyama sono caratterizzati anche dalla mancanza di composizione che danno all’immagine l’impressione che qualcosa stia accadendo da un momento all’altro. Moriyama non utilizza grandi macchine fotografiche ma una piccola fotocamera automatica a mano, utile a non infastidire il soggetto mentre lo fotografa.

Questo sua scelta aggiunge crudezza ed energia al suo stile fotografico e mentre a molti il suo lavoro può sembrare imperfetto, queste imperfezioni sono utilizzate per ritrarre un senso puro della realtà, evidenziando la bellezza dell’imperfezione.

Utilizzo questo suo stile da parecchio tempo, anche se sono un fanatico della composizione fotografica. Ecco alcuni dei miei ultimi scatti.

2) VAGA PER LE STRADE COME UNO “STRAY DOG”

Moriyama è famoso soprattutto per i suoi lavori in bianco e nero, anche se di recente ha sperimentato con il colore. Le sue fotografie sono note per essere sfacciate e hanno una crudeltà grintosa, prevalentemente ad alto contrasto e con molta grana.

Moriyama definisce una fotografia istantanea come un momento accidentale.  Le sue istantanee si rifiutano di rivelare la loro posizione esatta ma rivelano le persone e il luogo.

“La prima cosa che dico sempre a chiunque mi chieda un consiglio è: esci. Si tratta solamente di uscire e di camminare. Questa è la prima cosa. La seconda cosa è, per il momento, dimenticare tutto ciò che hai imparato sull’argomento della fotografia e scattare. Scatta fotografie – di qualsiasi cosa, qualunque cosa attiri la tua attenzione. Non fermarti a pensare. Questo è il consiglio che do a chi vuole imparare a scattare fotografie…”

Se guardi il documentario di Daido Moriyama che gira per le strade di Shinjuku, è esattamente quello che sembra: un cane randagio.

Vaga per le strade per ore, senza una vera destinazione in mente. Va nei vicoli dove la maggior parte delle persone ha paura di andare e fotografa tutto ciò che trova interessante. 

A mio avviso, quando si parla di fotografia di strada, la casualità è la chiave. Non pensare di dover sempre avere una destinazione in mente quando sei per strada.

Penso che questo si applichi soprattutto quando si scatta in un paese straniero. La maggior parte delle persone, infatti, quando visitano una nuova città, si sentono obbligati a scattare i punti di riferimento di quella città.

Secondo la mia esperienza invece sono proprio le parti più nascoste che rendono le fotografie interessanti. Quindi, fai come Daido, applica a te stesso la mentalità del cane randagio.

Lascia a casa tutte quelle costose e pesanti macchine fotocamere, acquista una piccola fotocamera automatica e vai dove ti porta la curiosità.

3) SCATTA LE TUE “STORIE”

Moriyama è un esperto cacciatore di storie, che cattura immagini di passanti anonimi, prostitute, gangster e cani randagi per le strade o per i vicoli nascosti di Tokyo. Dopo più di sei decenni, la sua tecnica si è trasformata in un’arte.

Il fotografo è convinto che qualsiasi cosa possa essere trasformata in una bella immagine. Daido scatta molto e non ha alcuna paura di premere l’otturatore, spesso ottenendo 36 scatti in un paio di minuti. Non gli è mai importato molto di quello che Cartier-Bresson definisce come il momento deicisivo.

“Per me, le fotografie vengono scattate negli occhi prima ancora di aver pensato a cosa significano. Questa è la realtà che mi interessa catturare. Non ho mai sentito di dovermi conformare a un particolare insieme di regole.”

Non sentirti obbligato a prendere sempre così sul serio la fotografia di strada. Alla fine della giornata, si tratta solamente di catturare delle storie emozionanti come autoriflessione su chi sei come persona e su come vedi il mondo.

Adotta un approccio disinvolto alla fotografia di strada portando sempre con te la tua fotocamera ovunque tu vada e scatta istantanee di tutto ciò che trovi interessante.

Se qualcuno chiama le tue foto istantanee non ti offendere. Piuttosto, divertiti poiché devi sapere che la bellezza di un’istantanea è l’apertura verso il nuovo e la democratizzazione dell’arte fotografica. Spesso i fotografi possono essere piuttosto pretenziosi riguardo al proprio lavoro.

L’istantanea è la celebrazione del vivere e vivere la vita senza pregiudizi e mostrare una parte di ciò che siamo.




Bene, siamo giunti al termine di questo articolo.

Spero davvero che ti sia piaciuto perché ho inserito tutto quello che so su Moriyama. Non so a te, ma a me la sua fotografia affascina e disturba.

So che Daido potrebbe non essere il miglio fotografo di strada del mondo, ma vale sicuramente la pena capire la sua esperienza e saggezza. Adotta un approccio disinvolto sempre in compagnia della sua fotocamera automatica e vaga per le strade del mondo annusando i momenti che trova più interessanti.

Anche io, come lui, ciò che trovo stimolante non è tanto portare a casa l’immagine perfetta quanto vagare e vivere la vita.

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