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13 Novembre 2023

NAN GOLDIN: QUELLO CHE MI HA INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

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Il mio lavoro nasce originariamente dall’estetica dell’istantanea …. Le istantanee vengono scattate per amore e per ricordare persone, luoghi e momenti condivisi. Si tratta di creare una storia registrando una storia.

Nan Goldin

Ho conosciuto la fotografia di Nan Goldin all’età di 16 anni.

Era il 1991, e la mia voglia di fotografare il mondo stava iniziando a fiorire. L’incontro con questa straordinaria artista è stato un punto di svolta nella mia percezione fotografica e nella mia ispirazione creativa.

La sua presenza magnetica e le sue immagini penetranti hanno acceso la mia passione per la narrazione visiva autentica. Attraverso le lenti delle sue fotografie, ho imparato a cogliere l’intimità, la vulnerabilità e la bellezza nei dettagli quotidiani.

La Goldin mi ha trasmesso l’importanza di raccontare storie e di esplorare la complessità umana attraverso uno scatto.

Questo incontro ha segnato l’inizio di un percorso personale nella fotografia, un viaggio che ha abbracciato la verità dell’esperienza umana e ha cercato di catturare momenti che parlano direttamente al cuore.

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La Goldin è stata una mentore silenziosa, il cui impatto continua a riflettersi nel mio lavoro di oggi, portando con sé la lezione preziosa che ogni fotografia può essere un frammento di una storia più grande, un riflesso autentico della vita in tutti i suoi sfaccettati dettagli.

Ogni scatto di Nan Goldin è un capitolo nel libro della vita, un racconto senza filtri che sfida le convenzioni e celebra la bellezza nelle imperfezioni umane. Le sue immagini non sono solo fotografie; sono finestre aperte su mondi complessi ed emozioni profonde.

Attraverso l’obiettivo della Goldin, ho imparato che la vera potenza della fotografia risiede nella sua capacità di catturare la verità, anche quando questa è scomoda o dolorosa. Le sue opere, intrise di empatia, hanno influenzato il mio approccio alla fotografia come uno strumento per esplorare e comprendere il tessuto stesso della vita.

Nel corso degli anni, ho cercato di onorare la lezione di Nan Goldin, trasportando la sua eredità nelle mie stesse immagini. La sua audacia nell’affrontare temi delicati, la sua dedizione alla verità e la sua maestria nell’incanalare le emozioni attraverso gli scatti sono diventate fonti di ispirazione durature.

In un mondo sempre più saturato di immagini superficiali, l’incontro con Nan Goldin è stata la mia introduzione a un approccio più profondo e autentico alla fotografia.

La sua eredità vive in ogni scatto che catturo, ogni storia che racconto attraverso l’obiettivo, continuando a plasmare la mia visione creativa e a conferire un significato duraturo a ogni immagine catturata.

Buona lettura!

I GRANDI FOTOGRAFI

NAN GOLDIN: QUELLO CHE MI HA
INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

Nan Goldin quello che mi ha insegnato sulla fotografia

1) LA VITA E LE OPERE

Nan Goldin nasce il 12 settembre 1953 a Washington, negli Stati Uniti.

Dopo aver abbandonato la casa all’età di 13 anni, la Goldin inizia a vivere presso delle famiglie affidatarie iniziando a frequentare una scuola alternativa a Lincoln, nel Massachusetts.

Delusa dai miti borghesi dell’amore romantico tra i sessi e addolorata dalla morte suicida di una sorella nel 1964, la fotografa inizia un lungo percorso alla ricerca di una famiglia sostitutiva, diventando parte di un gruppo di giovani uomini e donne alienati coinvolti nella droga, nel sesso e nella violenza.

Profondamente influenzata dal Cinéma Vérité e consapevole del lavoro del fotografo americano Larry Clark, la Goldin inizia a fotografare agli inizi degli anni ’70. Le sue prime opere, pubblicate nel 1973, sono delle immagini in bianco e nero di alcuni suoi amici travestiti e transessuali.

Nel 1974, la fotografa inizia gli studi artistici presso la  School of the Museum of Fine Arts di Boston, cominciando a fotografare la propria esistenza. Crea centinaia di diapositive a colori di sé stessa e delle sue amiche in varie situazioni, coinvolte in giochi sessuali, riprendendosi dalla violenza fisica o iniettandosi droghe. 

Questo suo coinvolgimento è stato documentato in una sequenza narrativa diaristica intitolata The Ballad of Sexual Dependency (1981). Accompagnata da una colonna sonora che mescolava rock, blues, opera e reggae, la presentazione è stata inizialmente esposta nei nightclub e successivamente nelle gallerie.

La Goldin ha continuato a lavorare su questo progetto per tutto il decennio degli anni ’80, e nel 1986 è stato pubblicato sotto forma di libro.

Continuando a fotografare le drag queen negli anni ’90, la Goldin inizia a creare una significativa serie di immagini intitolata The Family of Nan (1990–92). In questa serie, la fotografa ha documentato le dolorose morti legate all’AIDS dei suoi amici.

Negli anni ’90 la fotografa inizia a viaggiare in Asia, concentrando la sua lente sui giovani giapponesi. Nel 1995, pubblica le immagini catturate durante questo viaggio nel libro Tokyo Love: Spring Fever (1994). Nello stesso anno, realizza un film biografico per la BBC intitolato I’ll Be Your Mirror, in collaborazione con il regista Edmund Coulthard.

Tra la fine del XX° e l’inizio del XXI° secolo, la Goldin è al centro di alcune retrospettive significative presso il Whitney Museum of American Art di New York City (1996-97) e al Centre Georges Pompidou di Parigi (2001).

La sua straordinaria carriera è stata riconosciuta con numerosi premi, tra cui l’Hasselblad Award nel 2007, un riconoscimento annuale assegnato dalla Fondazione Hasselblad ad un fotografo riconosciuto per i risultati più importanti.

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Oltre al suo contributo artistico, la Goldin ha giocato un ruolo attivo in diverse cause, inclusi gli sforzi per porre fine all’epidemia degli oppioidi negli Stati Uniti. Nel 2017, ha affrontato la sua personale battaglia contro la dipendenza dall’antidolorifico OxyContin e ha condiviso apertamente la sua esperienza sulla rivista Artforum.

Sostenitrice attiva, la Goldin ha esortato la famiglia Sackler, i filantropi coinvolti nella vendita del farmaco, a prendere la responsabilità per il loro ruolo nella crisi degli oppioidi.

La Goldin ha anche fondato il gruppo di difesa Prescription Addiction Intervention Now (PAIN), organizzando proteste in alcuni musei come la Arthur M. Sackler Gallery di Washington, e la Sackler Wing del Metropolitan Museum of Art di New York City per denunciare l’utilizzo dei fondi da parte della famiglia.

Grazie alle sue proteste, diversi musei in tutto il mondo hanno rimosso il nome Sackler dalle loro gallerie, centri educativi e altri spazi pubblici all’inizio degli anni 2020.

Nel 2022, la Goldin è diventata il soggetto del documentario All the Beauty and the Bloodshed, di Laura Poitras, che ha vinto il premio come miglior film al Festival del cinema di Venezia ed è stato nominato all’Oscar come miglior documentario.

2) LA SUA OPERA PIÙ FAMOSA: “THE BALLAD OF SEXUAL DEPENDENCY”

Non seleziono le persone per fotografarle; fotografo direttamente dalla mia vita. Queste immagini nascono dalle relazioni, non dall’osservazione.

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Nan Goldin è conosciuta soprattutto per la sua serie fotografica intitolata The Ballad of Sexual Dependency.

Questa serie, iniziata negli anni ’70 e sviluppata nel corso degli anni successivi, è uno dei lavori più iconici e influenti della sua carriera. The Ballad of Sexual Dependency è una narrazione visiva intima e cruda della vita notturna, delle relazioni personali, e delle sfide legate all’AIDS nell’ambiente in cui la Goldin si muoveva.

L’opera è stata presentata inizialmente sotto forma di proiezione di diapositive accompagnata da una colonna sonora diversificata, che includeva rock, blues, opera e reggae.

Successivamente, la serie è stata pubblicata anche sotto forma di libro nel 1986, contribuendo a diffondere ulteriormente la sua notorietà. Questa serie è spesso considerata il culmine del lavoro di Nan Goldin e ha avuto un impatto significativo sulla fotografia contemporanea.

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The Ballad of Sexual Dependency di Nan Goldin è una testimonianza straordinaria della sua vita e delle vite delle persone intorno a lei. Le immagini catturano momenti di gioia, intimità, ma anche di dolore e vulnerabilità.

La serie offre uno sguardo senza filtri sulla sottocultura della New York degli anni ’70 e ’80, con un focus particolare sulla comunità LGBTQ+, sulle esperienze legate alla dipendenza da droghe e sulla crisi dell’AIDS.

Questa opera ha ottenuto un riconoscimento mondiale per la sua autenticità e la sua capacità di catturare l’essenza dell’esperienza umana. Nan Goldin, attraverso quest’opera, ha contribuito a ridefinire il genere del documentarismo fotografico, portando la sua prospettiva personale e unica su temi universali come l’amore, la perdita e la lotta contro le avversità.

Sebbene The Ballad of Sexual Dependency sia spesso considerato il lavoro più celebre di Nan Goldin, è importante notare che nel corso della sua carriera ha prodotto molte altre opere significative, esplorando temi diversi e continuando a innovare nel mondo della fotografia contemporanea.

Ecco 5 cose che Nan Goldin mi ha insegnato sulla fotografia:

1) FOTOGRAFA LE TUE RELAZIONI PERSONALI

Se fosse possibile, non vorrei che ci fosse alcun meccanismo tra me e il momento in cui fotografo. La macchina fotografica fa parte della mia vita quotidiana tanto quanto parlare, mangiare o fare sesso. L’istante in cui fotografo, invece di creare distanza, è per me un momento di chiarezza e connessione emotiva.

Nan Goldin

La lezione fondamentale che emerge dall’opera di Nan Goldin è quella dell’autenticità e intimità nella fotografia. La Goldin è celebre per la sua abilità unica nel catturare momenti autentici e intimi della vita quotidiana, trasformando l’ordinario in straordinario attraverso il suo obiettivo.

Le sue fotografie vanno oltre la semplice rappresentazione visiva; esse sono finestre aperte su emozioni, relazioni, ed esperienze umane vissute. La Goldin sfida la superficialità, concentrandosi sulla verità cruda che si nasconde dietro ogni scatto.

Questo insegnamento prezioso suggerisce che, nella fotografia, l’autenticità è la chiave per connettersi emotivamente con gli osservatori, consentendo loro di immergersi in mondi emotivi autentici.

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Fotografare con autenticità significa abbracciare le imperfezioni, celebrare la complessità della vita e rivelare la bellezza nascosta nelle situazioni più comuni.

Questa lezione ci ricorda che l’intimità e l’autenticità sono potenti strumenti per catturare la vera essenza della vita e trasmettere un impatto duraturo attraverso l’arte della fotografia.

2) FOTOGRAFA L’AUTENTICITÀ DELLA TUA VITA

La seconda lezione che possiamo trarre dall’opera di Nan Goldin è il concetto di catturare l’autenticità della propria vita.

La Goldin ha maestria nel documentare la vita senza filtri, ritraendo momenti che spesso sfuggono all’occhio comune. La sua abilità di penetrare nel cuore delle situazioni e di catturare emozioni genuine offre una prospettiva unica sulla fotografia documentaristica.

L’arte di catturare l’autenticità richiede un’osservazione sensibile e una connessione profonda con il soggetto e con la propria vita. La Goldin ha dimostrato che andare oltre le apparenze superficiali, cogliere le espressioni non verbali e rivelare le sfumature emotive sono fondamentali per creare delle immagini che trasmettano verità e veracità.

Questa lezione ci insegna che, nel mondo della fotografia, la capacità di osservare, ascoltare e comprendere il contesto è essenziale. Fotografare l’autenticità significa essere presenti nel momento, catturando non solo ciò che vediamo, ma anche ciò che sentiamo.

Attraverso questa pratica, le immagini possono comunicare storie più profonde e universalmente riconoscibili, creando un legame significativo tra l’osservatore e la fotografia stessa. In definitiva, catturare l’autenticità è un atto di rivelare la bellezza intrinseca della vita in tutta la sua complessità.

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3) LA FOTOGRAFIA COME ATTO PER PRESERVARE IL CAMBIAMENTO

La terza lezione che possiamo apprendere dalla fotografia di Nan Goldin è quella di preservare il cambiamento nel corso del tempo. Le relazioni, le esperienze e le dinamiche umane sono in continua evoluzione, e la Goldin ha dimostrato come la fotografia possa fungere da cronista prezioso di questo percorso di cambiamento.

Preservare il cambiamento attraverso le immagini implica una sorta di narrativa visiva in cui le fotografie diventano capitoli in un libro aperto sulla vita.

La Goldin, nel suo lavoro, cattura non solo i momenti singoli, ma anche il fluire della vita nelle sue molteplici fasi. Fotografare il cambiamento significa documentare le trasformazioni, le gioie e le sfide che caratterizzano il viaggio di ognuno.

Questa lezione ci insegna che ogni fotografia è un frammento del nostro passato, un’istantanea del nostro presente e, al contempo, una testimonianza del nostro continuo cambiamento nel futuro.

Fotografare il cambiamento consente di creare una sorta di archivio visivo della nostra crescita e delle trasformazioni che abbiamo vissuto, aggiungendo profondità e significato alle immagini che catturiamo nel corso del tempo.

In questo modo, la fotografia diventa un mezzo non solo per fermare il tempo ma anche per abbracciare il suo inevitabile fluire.

4) FOTOGRAFA COME UN VIAGGIO CONDIVISO

Il mio desiderio è quello di preservare il senso della vita delle persone, dotare loro della forza e della bellezza che vedo in loro. Voglio che le persone nelle mie foto mi guardino a mia volta. Voglio mostrare esattamente come appare il mio mondo, senza glamour, senza glorificazione. Questo non è un mondo tetro, ma un mondo in cui c’è la consapevolezza del dolore, una qualità di introspezione.

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Nan Goldin considera la fotografia come un viaggio condiviso!

La fotografa, infatti, ha spesso utilizzato la sua macchina fotografica per documentare e celebrare le relazioni umane, trasformando il suo lavoro in un viaggio visivo con coloro che ritrae.

Fotografare come un viaggio condiviso significa andare oltre il ruolo di osservatore distante. La Goldin, attraverso la sua opera, ci insegna che la fotografia può essere un mezzo per partecipare pienamente alla vita degli altri, per condividere le loro gioie, le loro sofferenze e le loro esperienze quotidiane.

Le immagini diventano tracce tangibili di una connessione più ampia, una testimonianza visiva di un legame con gli altri.

Questa lezione ci incoraggia a considerare la fotografia come un atto di partecipazione attiva al mondo che ci circonda. Fotografare come un viaggio condiviso implica empatia, compassione e un desiderio genuino di comprendere le storie degli altri.

Le immagini diventano quindi un ponte che collega esperienze umane, un modo di condividere la bellezza e la complessità della vita con il mondo. In questo contesto, la fotografia diventa un linguaggio universale che attraversa confini culturali, linguistici e temporali.

5) SCATTA COME SE FOSSE UN DIARIO PERSONALE

Voglio poter sperimentare pienamente, senza restrizioni. Le persone ossessionate dal ricordare le proprie esperienze di solito impongono rigide autodisciplina. Voglio essere incontrollata e controllata allo stesso tempo. Il diario è una forma di controllo sulla mia vita. Mi permette di registrare ossessivamente ogni dettaglio. Mi permette di ricordare.

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L’ultima lezione che possiamo trarre dall’opera di Nan Goldin è quella dei ricordi incisi. La Goldin ha dimostrato come la fotografia possa essere un mezzo potente per incidere i ricordi nel tessuto della nostra storia personale.

Ogni immagine catturata diventa un frammento di memoria, un’istantanea che conserva non solo l’aspetto fisico di un momento, ma anche le emozioni e le sensazioni che lo accompagnano.

Fotografare con l’intenzione di incide i ricordi significa andare oltre la semplice registrazione visiva.

La Goldin ci insegna che ogni immagine può diventare un portale che ci riporta indietro nel tempo, riaccendendo i ricordi in modo vivido e tangibile. Le fotografie diventano un mezzo per rievocare esperienze, connessioni e momenti che altrimenti potrebbero sbiadire con il passare del tempo.

Questa lezione ci invita a considerare la fotografia come una forma di conservazione dei ricordi, un archivio visivo che ci accompagna lungo il nostro percorso di vita. Fotografare con l’intento di incidere i ricordi implica una consapevolezza e un apprezzamento profondo per il potere delle immagini nel preservare la bellezza e la complessità dei momenti che formano la trama della nostra esistenza.

In questo modo, la fotografia diventa un mezzo di riflessione, una finestra aperta sul passato che ci permette di riscoprire e condividere le ricchezze dei nostri ricordi.

CONCLUSIONI

In conclusione, l’opera di Nan Goldin si distingue per la sua potente capacità di catturare l’essenza della vita attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Il suo approccio unico alla fotografia documentaristica ha ridefinito il modo in cui percepiamo e comprendiamo la complessità delle relazioni umane, celebrando l’autenticità, l’intimità e il cambiamento nel corso del tempo.

Fotografando la vita notturna, le relazioni personali, e affrontando temi considerati tabù, la Goldin ha creato un corpo di lavoro straordinario che va oltre la mera registrazione visiva. Ogni immagine diventa una finestra aperta su mondi emotivi, consentendo agli spettatori di immergersi in esperienze umane autentiche e senza filtri.

La sua eredità nell’ambito della fotografia è un invito a esplorare la potenza delle immagini come strumento per narrare storie, preservare i momenti, e connettersi con la complessità della condizione umana.

La fotografia di Nan Goldin invita gli osservatori a guardare oltre l’apparenza superficiale, a immergersi nelle sfumature emotive delle relazioni e a riconoscere il valore intrinseco dei ricordi che ogni immagine incide nel tessuto della nostra esistenza.

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