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30 Aprile 2024

VIVIAN MAIER: QUELLO CHE MI HA INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

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Poche settimane fa, mentre guardavo dei video su Youtube, ho fatto una scoperta sconvolgente: Vivian Maier, la fotografa di strada americana considerata un genio dimenticato, potrebbe non essere mai esistita. 

Un video del famoso fotografo Joan Funtcuberta sosteneva che la figura di Vivian Maier fosse da lui inventata, una creazione artistica per mettere in luce le fragilità della verità nell’era digitale.

È davvero tutto un inganno?

E allora chi ha scattato quelle migliaia di fotografie che raccontano la vita a Chicago tra gli anni ’50 e ’70? E chi è la misteriosa donna che si riflette negli specchi e nelle vetrine, immortalando se stessa con un’insistenza quasi ossessiva?

Nel tentativo di dipanare questo mistero, mi sono immerso nel mondo di Vivian Maier, esplorando le sue fotografie e le vicende che circondano la sua controversa figura. 

Secondo la narrazione ufficiale, Vivian Maier nasce a New York nel ’26 e trascorre gran parte della sua infanzia in Francia. Lavora come tata per famiglie benestanti a Chicago, dove vive per oltre 50 anni. Nel suo tempo libero, si dedica con passione alla fotografia, scattando oltre 150000 immagini che documentano la vita quotidiana della città e dei suoi abitanti. 

Muore nel 2009, lasciando in eredità un tesoro fotografico inestimabile.

Tuttavia, la storia della Maier è costellata di incongruenze. Non si sa molto del suo passato, e le poche informazioni disponibili provengono da lei stessa, senza alcun riscontro documentale.

Inoltre, il suo stile fotografico appare troppo maturo e raffinato per essere quello di una semplice dilettante. 

Nel 2010, un giovane di nome John Maloof acquista un lotto di negativi abbandonati a un’asta. Scoprendo la qualità eccezionale delle fotografie, Maloof inizia un’instancabile opera di ricerca per ricostruire la vita della Maier. 

Ma più si addentra nella sua storia, più dubbi sorgono.

Nel 2015, il fotografo spagnolo Joan Fontcuberta sconfina il mistero. In un video provocatorio, sostiene che Vivian Maier è una sua invenzione, un personaggio creato per dimostrare la facilità con cui si possono manipolare le informazioni nell’era digitale. 

Le affermazioni di Fontcuberta hanno acceso un dibattito. I sostenitori della Maier credono che Fontcuberta sia un impostore che vuole screditare il lavoro di una grande fotografa.

Altri, invece, sono più inclini a credere alla sua versione, sostenendo che le troppe incongruenze della Maier non possono essere ignorate.

Ma chi ha davvero scattato quelle fotografie? Se Fontcuberta dice la verità, chi è la donna che si nasconde dietro l’obiettivo? E perché ha insistito nel documentare la vita di Chicago con tale ossessione?

Indipendentemente dalla verità, la storia di Vivian Maier rimane un enigma affascinante. Le sue fotografie, di straordinaria potenza e bellezza, ci parlano di un’epoca passata, di una città in trasformazione e di un’anima solitaria alla ricerca di un posto nel mondo. 

Personalmente, da questa esperienza ho imparato tre lezioni.

La prima è quella di mettere sempre in discussione le certezze. Non tutto ciò che vediamo o leggiamo è vero. Dobbiamo imparare quindi ad essere critici e a cercare diverse fonti d’informazione.

La seconda lezione che ho imparato riguarda l’importanza della fotografia. Le immagini possono infatti catturare la realtà e raccontarci storie che le parole non riescono ad esprimere.

La terza lezione riguarda infine l’enigma dell’identità. Chi siamo veramente e cosa nascondiamo dietro le maschere che indossiamo?

La storia di Vivian Maier ci invita a guardare oltre le apparenze e a interrogarci sulla natura stessa della realtà. È un invito a non credere a tutto ciò che ci viene detto, ma a cercare la nostra verità, anche se scomoda o difficile da accettare.

In questo articolo ho messo insieme tutto quello che so sulla Maier e tutto quello che ho trovato in questi giorni sulla sua figura. E, nonostante tutto, rimane una delle fotografe più straordinarie del XX° secolo.

I GRANDI FOTOGRAFI

VIVIAN MAIER: QUELLO CHE MI HA INSEGNATO SULLA FOTOGRAFIA

Vivian Maier1) LA VITA E LE OPERE

Vivian Maier nasce il 1° febbraio del 1926 nel Bronx, a New York, da padre austriaco e madre francese. Trascorre gran parte della sua infanzia in Francia, dove molto probabilmente sviluppa un primo interesse per la fotografia.

I suoi primi scatti risalgono infatti alla fine degli anni ’40, realizzati con una macchina fotografica Kodak Brownie, durante il suo soggiorno in Francia.

Nel 1956, si trasferisce a New York City e poi a Chicago, dove trascorrerà il resto della sua vita. Lavora come tata per la famiglia Gensburg a Highland Park, un sobborgo settentrionale di Chicago, rimanendo con loro fino agli inizi degli anni ’70.

Ed è proprio in questo periodo che la Maier inizia a dedicarsi alla Street Photography, riuscendo a catturare il tessuto urbano con la sua fidata Rolleiflex, una vecchia fotocamera a doppio obiettivo. 

foglio-di-contatto-001 Vivian Maier

Nel corso di tre decenni, la Maier è riuscita a documentare con sensibilità e profondità i bambini, gli emarginati, gli anziani e i vari volti della società in cui viveva.

I suoi soggetti spesso non erano consapevoli di essere fotografati, permettendole di catturare momenti autentici e spontanei della vita quotidiana. 
La Maier era nota per il suo stile documentaristico in bianco e nero, ma negli anni ’70 cominciò ad esplorare anche il colore e ad adottare un approccio più astratto. Nonostante le informazioni biografiche contraddittorie, è emerso dalle interviste con i suoi datori di lavoro che Vivian era un persona estremamente riservata, con pochi o nessun amico conosciuto.

Scelse di mantenere il suo lavoro privato e la sua arte rimase in gran parte sconosciuta fino al ritrovamento postumo.

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Nel 2007, infatti, John Maloof, un agente immobiliare di Chicago, acquisto più di 100000 negativi, di cui 30000 erano ancora in rotoli, durante un’asta di contenuti abbandonati.

Maloof iniziò personalmente a sviluppare i rulli e a scansionarli con una stampante Epson serie V700. Maloof provò a cercarla su Google e scoprì che era morta pochi giorni prima tramite un necrologio…

Con immenso dolore annunciamo la scomparsa di Vivian Maier, nostra amata madre, nonna e amica. Vivian, fiera cittadina francese e residente a Chicago per gli ultimi 50 anni, si è spenta serenamente lunedì. È stata una seconda madre per John, Lane e Matthew, e ha toccato magicamente la vita di tutti coloro che l’hanno conosciuta con il suo spirito libero e affine. Sempre pronta a dare consigli, opinioni o una mano, Vivian era anche un’appassionata critica cinematografica e una fotografa di grande talento. Una persona davvero speciale che ci mancherà moltissimo. Celebriamo la sua lunga e meravigliosa vita e la ricorderemo per sempre con affetto.

Negli anni ’70 la Maier iniziò a scattare sempre di più, utilizzando principalmente delle pellicole Kodak Ektacrome 35mm. Alcune delle fotocamere che utilizzò fu una Leica IIIc e varie fotocamere reflex tedesche.

Il suo lavoro a colori era molto più astratto della sua precedente fotografia di strada in bianco e nero. Iniziò infatti a fotografare di meno le persone per concentrarsi maggiormente sugli oggetti perduti, i giornali e i graffiti.

Nel 2008, la Maier cadde su una lastra di ghiaccio nel cuore di Chicago e colpì la testa. Sebbene ci si aspettasse che si riprendesse completamente, la sua salute iniziò a peggiorare, costringendo la fotografa a ricoverarsi in una casa di cura. 

Morì poco tempo dopo, nell’aprile del 2009.

Il lavoro di Vivian Maier è stato paragonato a quello dei più famosi fotografi del XX° secolo come Robert Frank, Garry Winogrand e Diane Arbus per la sua capacità di catturare la vita urbana in modi inattesi e penetranti. Le mostre delle collezioni di Maloof e Goldstein hanno girato diverse città negli Stati Uniti, in Canada, in Cina e in Europa, portando la straordinaria opera della Maier alla ribalta internazionale.

Vivian Maier, con il suo talento unico e il suo occhio attento, continua oggi ad ispirare e ad insegnare agli appassionati di fotografia, l’importanza della visione personale e della capacità di catturare la bellezza e la complessità della vita quotidiana attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. 




2) LE SUE OPERE PIÙ FAMOSE E LA SUA POETICA

Una delle serie più iconiche della Maier è quella dedicata ai bambini di Chicago.

Le sue fotografie di bambini giocosi, curiosi o profondamente concentrati nelle loro attività quotidiane, trasmettono un senso di innocenza e meraviglia. 

La Maier aveva il dono di catturare momenti fugaci e autentici, rivelando la spontaneità e la vitalità dell’infanzia. Le immagini dei bambini di Chicago sono diventate simboliche della sua capacità di cogliere l’essenza umana nel contesto urbano. 

Una cosa che mi interessa particolarmente del suo modo di scattare è che era una fotografa piuttosto conservatrice. Come puoi notare dai provini, infatti, la maggior parte delle foto era realizzata solamente con uno scatto per singola scena.

A volte, quando pensava che la scena fosse davvero interessante, riusciva a scattare fino ad 8/10 fotografie (non dimentichiamoci che i rullini di una pellicola di medio formato avevano 12 scatti).

Un’altra serie iconica della Maier riguarda gli emarginati e gli outsider della società. Le sue fotografie di senzatetto, artisti di strada e persone ai margini della società esplorano le sfumature più oscure e intime dell’esistenza umana.

Queste immagini sono cariche di empatia e sensibilità, offrendo uno sguardo penetrante sulla vita di coloro che spesso vengono trascurati o ignorati. 

Oltre ai ritratti umani, la Maier ha sperimentato anche con l’ambiente urbano e le sue architetture. Le sue fotografie delle strade di Chicago, con i loro scorci suggestivi e le inquadrature originali, raccontano la storia della città e delle sue comunità.

La Maier era maestra nel trovare la bellezza e il significato nei dettagli apparentemente insignificanti della vita quotidiana, trasformando elementi comuni in opere d’arte straordinarie. 

Un’altra caratteristica distintiva del lavoro della Maier è stata la sua abilità nel raccontare storie attraverso le sue fotografie. Ogni immagine sembra narrare un pezzo di vita, un momento congelato nel tempo che invita lo spettatore a riflettere e ad emozionarsi. 

La sua capacità di comunicare emozioni e di suscitare domande senza risposta è ciò che rende il suo lavoro così coinvolgente e duraturo nel tempo.

Le fotografie di Vivian Maier non sono solo delle immagini statiche, ma veri e propri documenti dell’essere umano. Attraverso il suo sguardo unico, siamo tutti invitati ad esplorare il mondo attraverso una lente diversa, scoprendo la bellezza e la complessità della vita quotidiana.

La sua opera più famosa rimane un tributo al potere della fotografia nel rivelare la verità e la bellezza nascosta nel mondo che ci circonda.

Ecco 5 cose che Vivian Maier mi ha insegnato sulla fotografia:

1) SCATTA PER TE STESSO

Quello di scattare per sé stessi è uno dei principali insegnamenti che possiamo trarre dall’approccio di Vivian Maier alla fotografia.

Vivian era nota per essere una fotografa estremamente riservata, che lavorava principalmente per soddisfare la sua curiosità personale e il suo desiderio di esplorare il mondo attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. 

Il fatto che la Maier abbia mantenuto gran parte del suo lavoro privato durante la sua vita evidenzia il suo desiderio di scattare solo per sé stessa, senza essere influenzata dalle tendenze o dalle aspettative del mondo esterno.

Questo insegnamento dovrebbe essere prezioso per ogni artista e fotografo. Ci ricorda infatti che la creatività dovrebbe essere autentica e personale, un’espressione sincera di ciò che siamo e di ciò che ci interessa. 

Scattare per sé stessi significa esplorare le proprie passioni, sperimentare nuove prospettive e trasmettere emozioni autentiche attraverso le immagini che si creano.

Quando scattiamo per noi stessi, abbiamo la libertà di esplorare e di sbagliare, di provare nuove tecniche e di esprimere sentimenti profondi senza il peso delle aspettative esterne. Questo ci permetterà di sviluppare uno stile unico e personale, rendendo le nostre fotografie vere e significative. 

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2) IL TUO OBIETTIVO È QUELLO DI CATTURARE LA SPONTANEITÀ DELLE PERSONE

Un altro importante insegnamento che possiamo trarre dalla fotografia di Vivian Maier è quello di catturare la spontaneità e l’autenticità delle persone nelle nostre immagini.

La Maier era maestra nel fotografare le persone nella loro vita quotidiana, senza pose forzate o artificiose.

Le sue fotografie erano piene di momenti autentici: bambini che giocano per strada, anziani che riflettono sulle loro esperienze di vita, persone comuni immersi nei loro pensieri e nelle loro attività.

La Maier aveva il talento di cogliere istanti fugaci e la vera essenza delle persone che fotografava. 

Scattare la spontaneità delle persone significa essere pronti a catturare i momenti senza interferire o influenzare la scena. Questo richiede pazienza, sensibilità e un occhio attento per cogliere gli attimi speciali che rendono unica ogni persona e situazione.

Gli scatti della Maier ci insegnano che la bellezza si trova nella semplicità della vita di tutti i giorni e che spesso i migliori scatti sono quelli che catturano la spontaneità del momento.

3) SVILUPPA UNO STILE PERSONALE

La Maier ha saputo distinguersi per il suo approccio unico alla fotografia, caratterizzato da una combinazione di intimità, umanità e capacità di narrare storie attraverso le sue immagini. 

Sviluppare uno stile personale significa esplorare e sperimentare costantemente con la propria fotografia, cercando di esprimere la propria visione unica del mondo.

La Maier non si è limitata a seguire le tendenze o gli stili dominanti del suo tempo, ma ha sviluppato un linguaggio visivo tutto suo, riconoscibile per la sua sensibilità e la sua profondità emotiva. 

Per sviluppare uno stile personale, sarà importante quindi esplorare le proprie passioni e i propri interessi, cercando di trasmettere attraverso le fotografie ciò che ci rende unici come individui. Questo processo richiede tempo, dedizione e sperimentazione, ma alla fine porta alla creazione di immagini che rispecchiano la nostra personalità e il nostro modo di vedere il mondo. 

L’insegnamento della Maier ci incoraggia a trovare la nostra voce artistica e a coltivare un approccio personale alla fotografia. Questo ci permette di distinguerci nel panorama artistico e di trasmettere in modo più autentico e significativo le nostre emozioni e le nostre idee attraverso le immagini che creiamo.

La ricerca di uno stile personale è un viaggio continuo e in continua evoluzione. Guardare al lavoro della Maier ci ispira ad esplorare la nostra creatività senza limiti, ad abbracciare la nostra unicità e ad esprimere la nostra visione unica del mondo attraverso la fotografia. 

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4) FOTOGRAFA TE STESSO

Un altro insegnamento prezioso che possiamo imparare dalla fotografia di Vivian Maier è l’importanza di includere se stessi nel proprio lavoro fotografico. 

La Maier era nota per i suoi autoritratti, che offrono uno sguardo intimo sulla sua persona e sul suo mondo interiore. Fotografare sé stessi è un modo potente per esplorare la propria identità e per esprimere le proprie emozioni e pensieri attraverso l’arte della fotografia.

L’inclusione di sé stessi nelle fotografie permette di creare un legame più intimo con il proprio lavoro e con gli spettatori. Ciò offre anche l’opportunità di esplorare il concetto di sé e di mettersi in relazione con il mondo circostante in modo più profondo e significativo.

Fotografare te stesso può essere una forma di esplorazione personale e di auto-riflessione. Può anche essere un modo per trasmettere un senso di vulnerabilità e di autenticità, condividendo con gli altri una parte di sé attraverso l’arte visiva.

5) LA FOTOGRAFIA COME EREDITÀ DURATURA

L’ultimo insegnamento prezioso che possiamo trarre dalla fotografia della Maier riguarda l’importanza di lasciare un’eredità duratura attraverso il nostro lavoro creativo.

Vivian Maier è diventata famosa solo dopo la sua morte, quando il suo straordinario corpus di fotografie è stato scoperto e portato alla luce.

Il fatto che il lavoro della Maier sia sopravvissuto al tempo e abbia continuato ad ispirare le persone in tutto il mondo è un potente esempio di come l’arte possa avere un impatto duraturo sulla società e sulle generazioni future.

Lasciare un’eredità duratura significa creare delle opere che resistano al passare del tempo e che continuino ad essere apprezzate e celebrate anche dopo la nostra scomparsa.

La storia di Vivian Maier ci ricorda l’importanza di preservare e valorizzare il nostro lavoro creativo, anche quando non otteniamo riconoscimento durante la nostra vita.

Il suo ritrovamento postumo ha sollevato domande significative sull’etica e sull’utilizzo postumo dell’opera di un artista, mettendo in luce l’importanza di proteggere e promuovere il patrimonio artistico per le future generazioni.

Lasciare un’eredità duratura attraverso l’arte significa anche trasmettere valori, emozioni e idee che possono sopravvivere al tempo e lasciare un’impronta indelebile sulla società. Ogni artista ha il potere di contribuire alla cultura e al patrimonio attraverso il proprio lavoro creativo, creando connessioni e stimolando riflessioni che vanno oltre il presente. 

Seguendo l’esempio di Vivian Maier, possiamo impegnarci a creare delle opere significative e autentiche che possano lasciare un’impronta duratura nel mondo.

Che si tratti di fotografia, pittura, scultura o qualsiasi altra forma d’arte, il nostro lavoro ha il potenziale di influenzare le persone e di lasciare un’eredità di ispirazione e bellezza per le generazioni a venire.

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CONCLUSIONI

Lo ammetto senza vergogna: Vivian Maier è una delle mie più grandi ispirazioni. Ha dedicato la sua vita alla fotografia, scattando instancabilmente fino all’ultimo giorno, senza mai cercare fama o riconoscimenti. 

La sua passione era talmente forte che la fotografia era il suo antidoto alla sofferenza, il suo rifugio dal dolore del mondo.

I suoi insegnamenti preziosi mi guidano ogni giorno nel mio percorso artistico. Mi incoraggiano ad esplorare la mia creatività senza limiti, a sviluppare uno stile unico e autentico e a lasciare un segno indelebile attraverso il mio lavoro. 

Ogni scatto diventa un’opportunità per raccontare una storia, per esprimere emozioni profonde e per trasmettere un messaggio che possa risuonare a lungo nel cuore di chi lo osserva. Proprio come ha fatto Vivian Maier, voglio che le mie fotografie non siano solo immagini, ma finestre aperte sull’anima, capaci di suscitare riflessioni e di emozionare. 

Vivian Maier è la mia supereroina perché ha dimostrato che la vera arte nasce dalla passione e dalla dedizione. Non importa se si viene riconosciuti o meno, ciò che conta è la forza interiore che ci spinge a creare e a condividere la nostra visione del mondo con gli altri.

Grazie a lei, ho capito che la fotografia è qualcosa di più che un semplice hobby. È uno strumento potentissimo per comunicare, per emozionare e per lasciare un’impronta indelebile nel mondo. 

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